Giir di Mont

Scritto 29 luglio 2009 da Alessio.    
Categoria:   Port Manteau, Sport.

Ciao a tutti ecco il racconto del mio “Giir di Mont” svoltosi domenica scorsa in quel di Premana.
Una vera festa dello sport quella che ho visto a Premana in occasione della diciassettesima edizione del “Giir di Mont”. Gara di 32 Km e 2400 metri di dislivello attraverso gli alpeggi di Premana, valevole per il campionato mondiale di sky running. Per un giorno quel piccolo paese dell’alta Valsassina arroccato sulle montagne si è animato ed è diventato il centro del mondo.
Una vera festa dello sport visto il calore della gente dislocata lungo il percorso. Mai mi era capitato di trovarmi al centro di un tifo così forte, con la gente che urla a squarciagola il tuo nome, si il tuo nome, degli perfetti sconosciuti che ti chiamano per nome, un’autentica emozione ma anche uno stimolo fortissimo a fare di più a non mollare. Sono loro, i premanesi,  i vincitori di questa giornata che hanno reso unica la manifestazione.
Ma ora veniamo alla cronaca della mia gara.
La partenza avviene in piazza della chiesa al centro del paese dopo l’annuncio della parata di nomi presenti alla gara odierna. Partiamo attraversando le caratteristiche viuzze strette per raggiungere il sentiero che ci condurrà all’Alpe Chiarino, il primo degli alpeggi. Inutile dire l’imbuto formatasi sin dall’inizio visto il gruppo numeroso. Gruppo che ha cominciato a sfoltirsi non appena abbiamo iniziato ad inerpicarci sulla prima salita. Ed è qui che ho cominciato a prendere il mio ritmo di gara, mi sentivo in forma, le gambe giravano bene. Passiamo il primo alpeggio, il tifo è ancora contenuto, è ancora presto per entrare nel vivo della gara, bisognerà aspettare il primo ristoro dopo quattro chilometri, all’alpe Chiarino. La gara prosegue in salita fino al culmine della prima salita dopo i primi seicento metri di dislivello. Ed ora in discesa su sentierino non sempre agevole ed a tratti esposto per poi aprirsi su dei bei pendii erbosi e lasciarsi andare come a scodinzolare con gli sci nelle neve fresca. Ma è all’alpe Casarsa che il tifo si scatena. Comincia a vedersi il calore della gente e quanto sia sentita la manifestazione. Ma soprattutto sono i bambini i protagonisti che urlano a squarciagola il tuo nome, la gente aspetta solo il tuo passaggio per cercare il tuo nome nella lista e poterti incoraggiare. Emozioni uniche da farti venire la pelle d’oca.
Terminata questa prima discesa inizia la seconda salita, la più lunga che ci condurrà ai 2063 metri della bocchetta dei Larec, punto culminate della gara. Ma la vera salita deve ancora arrivare, questo primo tratto avviene su mulattiera alternando tratti in leggera salita a tratti più ripidi. Si riesce a correre bene. Il clima è dalla nostra, fresco e asciutto. Senza quasi accorgermi mi ritrovo al termine di questa lunga salita. Una sorpresa alquanto insolita ad attenderci: disco music e speaker in mezzo a queste montagne ove a regnare sovrano è il silenzio. Sembra quasi di essere al Carosello 3000 di Livigno !!! Una volta tanto questo silenzio si può anche rompere, è per una buona causa. Un’emozione unica passare in mezzo a questo corridoio di gente e sentire pronunciare il tuo nome dallo speaker a queste quote.
Ora mi attende una ripida discesa fino all’alpe Fraina. Nessuno si risparmia in questa discesa, un gran gioco di caviglie per saltellare da una sasso all’altro, un sentiero a tornanti dove sembra di fare lo slalom con gli sci, dove tutto va bene per attaccarsi pur di arrivare prima, prima possibile, il ritmo in questa discesa è veramente elevato !!!!
Sono in Val Fraina la discesa continua su mulattiera fino a prendere la deviazione per l’alpe Premaniga passando per l’alpe Rasga. Inutile sottolinearlo ancora il gran calore della gente, ma soprattutto l’emozione più grande è passare in mezzo a questi corridoi di persone che pronunciano il tuo nome. Come i grandi campioni del ciclismo al giro d’Italia nei passaggi sui passi alpini. Manca solo quest’ultima salita che culminerà all’alpe Deleguaccio sembra che il più è fatto ma … è ancora lunga … siamo a metà percorso ci sono ancora sedici chilometri !!!!
Giunge in fretta l’alpe Premaniga, culmine del calore della gente … ma quanta gente !!! Un lungo corridoio … tu prosegui concentrato nella tua fatica con uno stimolo in più, ma intanto un pensiero va anche agli amici che vorresti che fossero lì anche loro a vedere in diretta la tua fatica anche se telepaticamente so che erano lì tutti a vedermi. L’alpe Deleguaccio sembra quasi non arrivare il sentiero è un lungo susseguirsi di saliscendi per superare tutte le vallecole. I chilometri non mi sono mai sembrati così lunghi come ora, aspetto solo i ristori per prendere la carica della coca cola e buttare giù un po’ frutta disidratata e banane. Stringi i denti fino in fondo ma ecco che arriva la tanto sospirata alpe Deleguaccio. Ora una lunga discesa per coprire i quattro chilometri e mezzo che mancano al traguardo. Trovi la gente che ti incoraggia e ti dice “dai che è solo discesa”, ma anche in discesa si fa fatica, è il momento in cui la concentrazione deve aumentare devi avere occhio a dove metti i piedi per non lasciarci le caviglie soprattutto ora che arriva la stanchezza ed i riflessi non sono più così pronti come alla partenza. Fai il conto alla rovescia ad ogni indicazione chilometrica, penso anche a quell’ultimo strappo in salita in mezzo al paese per giungere al traguardo. Sembra che facciano apposta a fare gli arrivi in salita !!! Sempre così … anche nei rally di sci alpinismo … quegli ultimi 50 – 100 metri per arrivare alla tanto agognata meta.
Stanco ma felice taglio il traguardo in mezzo al calore dei premanesi.

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La mia Engadin Ski Marathon 2009

Scritto 16 marzo 2009 da Alessio.    
Categoria:   Sport.

Ciao a tutti eccovi come consuetudine il racconto della mia Ski Marathon dell’Engadina 2009 … buona lettura !!!
Sembrerò ripetitivo ma le prime parole che mi vengono per iniziare il racconto di questa mia ennesima avventura sono “Sembra quasi ieri”. Però effettivamente è così, mi sembra quasi ieri quando lo scorso novembre ho sfoderato i “magici attrezzi” per la prima volta, che mi ritrovo già a raccontare della mia sesta ski marathon dell’Engadina. Forse è stata la successione di impegni agonistici di questo inverno che hanno fatto scorrere ancora più veloce il tempo perché terminata una gara ne avevo subito un’altra a cui pensare. Ed effettivamente è così, dopo La Sgambeda ho preso parte a diverse altre gare tra sci di fondo e rally di sci alpinismo … e la stagione non è ancora finita !!!
Di quest’anno sicuramente la cosa che mi rimarrà maggiormente impressa sono le notevoli quantità di neve, presente anche in zone dove solitamente è difficile che rimanga. Ma ora veniamo alla ski marathon.
La mia avventura inizia sabato mattina al passo del Maloja con il consueto giro di ricognizione sulla prima metà del percorso fino a Pontresina, arrivo anche della mezza maratona. Le condizioni direi che sono decisamente più invernali rispetto allo scorso anno con neve fresca tipicamente invernale, e questo mi fa già presagire che i tempi di gara saranno di certo più lunghi. Per mia fortuna le previsioni per l’indomani non danno vento perché quest’oggi sui laghi spira un bel vento contrario !!!
Durante questa ricognizione una sosta obbligata è al centro fondo di Saint Moritz presso lo stand della Toko per raccogliere le ultime notizie sulla paraffina da adottare. Casualmente incontrerò Gigi e Roberto con cui avrò modo di consultarmi.
Nell’attesa poi del mio turno a Pontresina, osservando chi mi precede nell’operazione di preparazione, la decisione definitiva sarà di mettere una base gialla per coprire i chilometri finali quando la temperatura si innalza per effetto del riscaldamento diurno, una lucidatura e poi sopra uno strato di blu e rossa per coprire le basse temperature iniziali e la fase centrale della gara, altra lucidatura e poi sopra uno strato di fluoro per dare maggiore scorrevolezza. Un’operazione che complessivamente mi richiederà in termini di tempo quasi lo stesso della gara.
L’indomani riparto da Chiavenna per il Maloja con un cielo sereno, una splendida giornata e soprattutto senza il vento contrario del giorno precedente. Ed ora il ripetersi dei consueti gesti … è la sesta volta ma è sempre come se fosse la prima. Portare gli sci in griglia, tornare indietro a cercare il camion per la consegna del sacco, aspettare, consegnare il sacco e quando è il momento ritornare in griglia ed attendere solo il via.
Nell’attesa c’è la consueta musica dapprima si balla e poi quando mancano pochi minuti, il coro muto a creare un’atmosfera tetra, a raccogliere tutta la carica prima di sfoderare tutta la potenza su quegli scietti per quarantadue chilometri.
Al solito nei primi chilometri più di tanto non si riesce ad andare, il gruppo è ancora troppo compatto, ci vogliono mille occhi per non cadere, poi finalmente si comincia a tirare fino a Saint Moritz dove iniziano la serie di imbuti, la prima salita, devo prendere la fila giusta, invece beccherò proprio quella più lenta, ma a metà salita riuscirò a intruffolarmi in quella a fianco. Sempre meglio di quando partivo nelle griglie indietro ove cominciavo ad incontrare quelli della griglia avanti.
Passaggio per il centro di Saint Moritz e poi altra coda, ma questa va via meglio, e poi un’altra prima della discesa di Pontresina, ora si ricomincia a viaggiare, siamo a metà percorso, ancora un tratto piuttosto stretto fino alla funicolare di Muottas Muragl e poi via come il vento fino al traguardo di S-Chanf facendomi portare dai trenini che a mano a mano si formano nel lungo serpentone. Stringo i denti negli ultimi chilometri caratterizzati da una serie di saliscendi ma dove anche la stanchezza comincia a farsi sentire. Mancano un paio di chilometri, il traguardo è vicino, si sente anche la voce dello speaker, sono anche i chilometri che non passano mai, ma piano piano arriva, solo cento metri ed è fatta !!!
Il mio tempo 2.19.18. Non posso paragonarlo allo scorso anno perché le condizioni erano davvero particolari, ma rispetto all’anno ancora prima sono riuscito a scendere sotto le due ore e venti e questo è buon risultato.
Adesso in questa settimana devo recuperare questa maratona per il rally di sci alpinismo di domenica … altro giro altra corsa …







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La mia Sgambeda 2008

Scritto 15 dicembre 2008 da Alessio.    
Categoria:   Port Manteau, Sport.

Ciao a tutti rieccomi di nuovo coi racconti delle mie avventure in giro per le montagne. Ormai chi mi conosce sa già quali sono i miei appuntamenti fissi e come da tradizione l’appuntamento che precede il Natale è in terra livignasca con “La Sgambeda” giunta quest’anno alla 19° edizione, per me la quarta partecipazione.

L’inverno 2008 rimarrà sicuramente negli annali della meteorologia per le copiose nevicate vericatesi sull’intero arco alpino da inizio novembre ad oggi, e Livigno non è da meno. L’anno scorso la neve sembrava tanta ma quest’anno lo è ancora di più ed in paese abbiamo almeno un metro di neve ed i quantitativi visibili sui tetti delle case sono davvero impressionanti.
Le previsioni meteo della vigilia, non certo incoraggianti, non hanno affatto contribuito a fermarmi, anzi tutt’altro … mi son tornate utili tutte le volte che ho comunque sfidato il freddo e la bufera pur di mettere ai piedi i magici attrezzi.
L’arrivo nel piccolo Tibet avviene nella mattinata di sabato sotto una bella nevicata ed io subito fremo dalla voglia andare a farmi una sciata, per fare un giro di ricognizione sul percorso di gara e cominciare a fare una previsione di come sarà questa Sgambeda 2008. Le mie aspettative di una neve estremamente lenta vengono in parte smentite. Certo non è velocissima ma gli sci scorrono via bene tutto sommato. Sarà sicuramente faticoso vista la neve fresca che continua a cadere.
Sicuramente le temperature non saranno ai livelli polari dell’edizione 2007 !!!

Quest’anno, nonostante siamo solo io e Gigi a partecipare il gruppo del seguito si è ulteriormente ampliato, un buon auspicio per noi che affronteremo questi  42 Km. Il nostro Luigi sarà presente solo in qualità di ski man e di consulente tecnico essendosi preso un anno di riposo dalle competizioni. I suoi consigli per la preparazione degli sci ed durante la gara si riveleranno davvero preziosi.

Nel pomeriggio le precipitazioni cesseranno, ma le previsioni per l’indomani promettono ancora neve soprattutto nel pomeriggio.

La sveglia il giorno seguente avviene con un cielo in parte sereno, non è nemmeno particolarmente freddo. Una buona colazione e poi la minuziosa preparazione di vestizione curando di non avere fastidi nelle scarpe, che la tuta sia ben indossata, che il laccio del pettorale non sia d’impiccio.
Adesso è tutto pronto e posso uscire dall’albergo e andare in griglia a prendere posto, ma prima un breve giro della zona traguardo a saggiare il terreno. La pista è veramente in condizioni ottimali e gli scorrono una meraviglia. Vado a prendere posto, sono da poco passate le dieci e manca poco meno di un’ora al via. Nel frattempo inganno l’attesa continuando a camminare avanti e indietro, ogni tanto l’occhio va all’orologio ufficiale della manifestazione. Il tempo passa inesorabile. Ti guardi attorno i tuo avversari e tra questi chi trovo. Ma si è lui Davide, il vecchio compagno di scuola Val d’Intelvi. Finalmente riusciamo a vederci dopo avere sempre visto il suo nome in classifica e mai esserci incontrati. Fa sempre piacere trovare vecchi amici, soprattutto in questi momenti.

Lo speaker inizia il conteggio dei minuti alla partenza, la tensione sale, manca un minuto, un silenzio spettrale ci avvolge e poi ecco il botto del cannone che annuncia il via della Sgambeda 2008.
La partenza come solito è sempre a ritmi elevatissimi ed è anche la fase di gara più critica per me non essendo un velocista, la differenza riesco a farla sulle lunghe distanze. Concluso questo giro di boa nella piana di Livigno con il primo passaggio sotto il traguardo entriamo nel vivo della gara con il primo dei due giri. Solo ora comincio a sentire meno la sofferenza ed a prendere il mio ritmo cominciando anche a fare qualche sorpasso. Sarà anche piacevole gareggiare in questa prima parte a fianco di Adriano Trabucchi, lui poi si fermerà al primo giro facendo la mezza maratona, titolare della celebre fabbrica sci “Ski Trab” di Bormio, di cui ormai sono diventato amico andando  tutti gli anni durante le ferie estive a fare shopping direttamente nello spaccio aziendale.
Sto mettendo alla prova i suoi sci in diretta …
Il percorso è veramente faticoso con queste neve molle, devo cercare la scia giusta dove è più dura così da perdere meno colpi ad ogni spinta. Poi questo terreno è apparentemente piano, ma invece sale leggermente, è il più faticoso, soprattutto psicologicamente. Siamo ormai a metà di questo primo giro ed anche in presenza del primo rilevamento cronometrico, quest’anno il percorso per motivi di sicurezza è stato tagliato di un paio di chilometri, quaranta anziché quarantadue. Il cronometro segna quarantasei minuti, non posso ancora sbilanciarmi, è ancora presto per fare una previsione. Finalmente ora avendo un falsopiano a favore ed essendo anche la neve più dura posso andare via bene di doppio, anche se comunque ci sono una serie di salite, quattro per la precisione, una in meno del solito, per fortuna che ci hanno risparmiato il muro del pianto, quell’ultima salita veramente ripida faceva vedere le stelle !!!!
Ecco che inizia il mio terreno, la lunga distanza, i primi sorpassi, soprattutto sulle salite, comincio a volare a prendere il mio ritmo, le discese a uovo dentro nei binari per andare più forte, sono contento ho preso confidenza anche nelle discese nei binari, buon segno.  Terminata la serie di salite cominciamo ora ad avvicinarci all’abitato di Livigno ed ancora via di doppio a sfruttare fino all’ultimo la spinta sullo sci. Tornano utili gli insegnamenti dei maestri, quelli veri col distintivo. Incrocio la testa della corsa, impressionante il loro ritmo. Nel frattempo mi avvicino alla zona traguardo ed ho un ulteriore riferimento temporale, siamo ad un’ora e dieci di gara, come annuncia lo speaker, e mi mancano un paio di chilometri a concludere il primo giro, posso immaginare nella mia testa già una prima previsione, ma è meglio non pensare a quello, meglio rimanere concentrati sul presente.
Effettuo  il passaggio del primo giro proprio insieme ad Adriano, lui si ferma, un saluto ed io proseguo con il mio secondo giro. La pista è ora sgombra, non c’è più l’affollamento di prima, ho campo libero, ancora qualche sorpasso fino al successivo rilevamento cronometrico a metà giro, un’ora e cinquanta, bene sto facendo un buon tempo, devo continuare così e non farmi prendere dall’entusiasmo, non mollare andare avanti a fare scorrere questi sci che ora vanno una meraviglia. Le salite non mi spaventano, ancora altri sorpassi, trovi anche gli ultimi del corto che correttamente si fanno da parte a lasciare campo libero non come qualche turista che trovi in mezzo.
Grandi le parole di incoraggiamento del nostro Luigi, bellissimo vedere un amico, un compagno di avventura che fa il tifo per te. Anche le salite ora sono finite davanti a me c’è un gruppetto che cerco di agganciare. Hai l’impressione di averli presi ormai ma invece sono lì sempre a qualche metro me ecco che quel metro svanisce, anzi quasi faccio per superarli, me ecco che il saggio Luigi mi urla “Stai dietro sfrutta la scia”, e così faccio. Consiglio prezioso perché quei quattro del trenino ad uno ad uno cominceranno a saltare fino a trovarmi solo. Via di doppio a far scorrere questi sci. Ad ogni spinta di braccia cerchi di sfruttare al massimo la spinta sulla gamba, allunghi le braccia indietro e per qualche istante allenti anche la presa dei bastoncini, per sfruttare fino all’ultimo centimetro. Volo, senti l’aria scorrere sul viso, mancano solo due chilometri, dai tutte le energie che rimangono, dietro non sai se c’è qualcuno, ma non vuoi farti raggiungere, guardi sempre avanti e continui inesorabile fino all’ultimo chilometro, manca poco è fatta, ora un falso piano in salita, quello che distrugge, passi sotto la strada ecco il traguardo a qualche centinaio di metri, l’ultima curva ecco la linea del traguardo, sono solo, che bello, la scritta “FINISH”, fatto. Finita la mia Sgambeda 2008. Che fiatone, ma che felicità vedere l’orologio, 2.25 esattamente 2.25.37. Gran tempo, sono soddisfatto. Luigi mi fa i complimenti, poi ecco mamma e papà, sono troppo contento, i magici attrezzi hanno fatto il loro dovere.

Alessio Arrigoni - Sgambeda 2008

Buon natale a tutti

Alessio

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Il mio Trofeo Scaccabarozzi 2008

Scritto 23 settembre 2008 da Alessio.    
Categoria:   Port Manteau, Sport.

Ciao a tutti anche questa volta vi tocca leggere la mia ennesima avventura, ma non ho neanche potuto esimermi dallo scriverla visto che qualcuno me lo ha già chiesto sia prima che dopo …

Domenica 21 settembre, una data attesa da un anno per ritornare sui sentieri delle Grigne, sulle montagne di casa a ripetere la straordinaria ma anche molto dura prova del trofeo Scaccabarozzi.
Dopo la felice prova dell’anno passato mi sono voluto ripetere presentandomi con qualche ambizione in più del semplice accontentarsi di arrivare in fondo, magari riuscire a migliorare la propria prestazione personale forte dell’esperienza di una edizione alle spalle, allenamenti più mirati nei mesi precedenti, miglioramento nei risultati delle gare fatte i mesi precedenti.
Insomma un insieme di cose che hanno contribuito a far nascere in me un’ambizione personale che andava oltre il semplice accontentarsi di concludere la prova.
Scongiurato anche il pericolo maltempo che ha caratterizzato la prima metà di questo mese di settembre, finalmente una domenica asciutta, dopo la corsa bagnata la settimana scorsa in Val d’Intelvi.
Sarebbe stata una beffa. Quanto impegno nella preparazione per poi arrivare il giorno della gara con il brutto tempo e quindi costretti a correre su un percorso ridotto per ovvie ragioni di sicurezza.

La notte precedente è piuttosto tormentata, mille pensieri passano per la testa. Ripercorri nella tua mente l’intero percorso e ti chiedi come sarà. Quali saranno le mie condizioni fisiche ? In discesa mi saprò difendere ? Lo scorso anno era stata proprio la discesa a darmi problemi, ma quest’anno mi sembra di avere guadagnato sicurezza. Tanti interrogativi che avranno risposta di li a poche ore.

Alle 7.30 prende così il via dal centro di Pasturo il Trofeo Scaccabarozzi 2008. Partenza subito su una salita molto irta fino a raggiungere il sentiero della traversata bassa che con un susseguirsi di saliscendi ci avrebbe condotto ai Piani Resinelli. Tratto ben corribile ed anche con andatura fin da subito piuttosto sostenuta, un po’ troppo visto quello che ci attendeva ancora, ma non lascio il gruppetto, cerco anche io di difendermi  e penso ai primi amici del CAI che avrei incontrato più avanti. Quest’anno non sono solo, siamo in due a portare la bandiera del CAI di Capiago a questa manifestazione.
E come volevasi dimostrare ecco poco sopra i Piani Resinelli che incrocio il primo gruppetto di amici, loro che mi hanno visto muovere i primi passi in montagna che da adolescente mi portavano in giro … ed ora sono qui partecipe di una manifestazione internazionale.
Oltrepassati i Piani Resinelli si inizia ad entrare nel vivo della gara con la salita al Rifugio Rosalba, nel cuore della Grignetta. Che faticaccia, mi sembra di fare più fatica del solito a tenere testa al gruppo. Siamo completamente avvolti dalla nebbia, ma ecco come un miraggio che finalmente si vede spuntare una casetta rosa, il rifugio Rosalba dove ad attenderci c’è il secondo ristoro. Un tè caldo è quello che ci vuole. Inizia ora il tratto più tecnico di tutto il percorso il superamento delle Grignetta attraverso il sentiero Cecilia – cresta Cermenati e discesa per il canalino Federazione.
Incontriamo il primo tratto attrezzato, mi attacco saldamente alle catene.
Continuiamo a procedere avvolti nella nebbia, ma ecco che ad un certo punto sento un gran tifo da stadio per Tonino, si sono loro gli amici del CAI, un buon segno … sono quasi in Grignetta.
Sono ormai sulla Cermenati ed ecco che adesso le urla sono per me, ci sono proprio tutti gli amici del venerdì sera. Grazie, grazie a tutti. Posso solo rivolgervi un pensiero, in questo momento di fiato per parlare c’è né ben poco, posso solo accennare un saluto con la mano.
Vado avanti, anche se la strada è ancora lunga, ma la Grignetta ormai è fatta. Adesso inizia la discesa, il tratto più delicato di tutto il percorso. Ma non c’è da preoccuparsi, il tutto è ben attrezzato con corde supplementari  e segnalato dai membri del soccorso alpino che sono lì presenti ad indicarci il passaggio. Un grosso complimento alla perfetta organizzazione.
Superato il tratto chiave ora giù di corsa, come mai avevo fatto, verso il Buco di Grigna e quindi verso il Rifugio Elisa, il tratto più umido di tutto il percorso dove bisogna anche un po’ “tirare i freni“ per non scivolare !!! Tutto è buono per aggrapparsi: i rami delle piante, i ciuffi d’erba. Mi sento in forma, il ginocchio quest’anno non mi sta giocando brutti scherzi.
Altro ristoro al rifugio Elisa e poi via ancora di corsa su un tratto in saliscendi fino alla base del canalone di Val Cassina.
Iniziamo la salita di questo ripido canalone pieno di massi, incassato nella roccia, un’altra gran fatica lo sforzo è intenso, mi sembra quasi di essere in apnea, ti aggrappi ovunque per salire. Quando trovi una catena ti aggrappi ed a forza arranchi. Usciti dal canalone si comincia ad intravedere il rifugio Bietti, sembra lì, ma in mezzo ci sono alcuni saliscendi …
Infatti iniziamo subito una discesa nel bosco, il sentiero è molto umido, massima attenzione a dove si mettono i piedi, sarebbe un peccato lasciarci una caviglia stupidamente.
Giunto al rifugio Bietti sento il mio nome, è la Giuly, beh se c’è il Recalcati lei non può mancare !!!
Altro ristoro e via ancora di corsa su un tratto in piano corribile, poi ancora salita fino al Rifugio Bogani, prima di affrontare l’ultimo grande sforzo, i seicento metri di dislivello che ci separano dalla vetta del Grignone. Ristoro con il solito tè caldo, un pezzo di banana e poi via ad affrontare quest’ultima faticaccia. In Agosto quando l’avevo provata non mi era sembrata poi così faticosa, nella mia mente era stampata la fotografia del percorso con la vetta del Grignone lì a portata di mano. Oggi la immagino in mezzo alla nebbia. Incroci numerosi escursionisti, chi fa finta di niente, chi ti incoraggia o chi ti saluta come succede normalmente sui sentieri di montagna, ma in questo momento ho altro per la testa che ricambiare il saluto. Continui ad arrancare, un primo incoraggiamento arriva quando sento il segnale orario del mio orologio. Immagino che sia mezzogiorno. Quando faccio gare ho sempre l’orologio al polso, da un lato mi manca qualcosa se non lo metto, ma per contro per un fatto psicologico non guardo mai l’ora, ma in questo caso è di buon auspicio perché penso che ancora mezz’ora sarei arrivato in cima, in anticipo rispetto allo scorso anno.
Non molli un attimo continui a salire, ormai è lì la cima, ecco ancora la Giuly, che mi scatta qualche foto. Arrivano le ultime placche ed anche le ultime catene. Inizialmente mi appoggio solo alla catena, ma alla fine mi aggrappo e mi tiro su di forza, è meno faticoso, sono letteralmente in apnea, non proferisci parola, è troppo faticoso, finisce la salita, hai la forza per correre su quei pochi metri che ti separano dal ristoro.
Guardo l’ora, le 12.33, in anticipi di diciassette minuti rispetto allo scorso anno. Ottimo segno della mia forma.
Sento ancora il mio nome, come mi aspettavo, è lui: il mio amico Giorgio con Mariagrazia.
Grazie a tutti e due, è il più bel ringraziamento che potavate farmi per essere venuto al vostro matrimonio … e che incastro ho dovuto fare per venire per non lasciarmi scappare le tredici cime !!!
Rifornimento idrico e giù in picchiata verso il Pialeral come mai avevo fatto. Mancano quindici chilometri da fare tutti d’un fiato di corsa con ancora qualche salita, la più fastidiosa sicuramente quella di San Calimero.
Gli allenamenti sul Grignone di quest’ultimo anno danno i loro frutti, su questa discesa che mi aveva fatto penare l’anno scorso.
Comincio a sentire anche qualche crampo allo stomaco ed un dolorino alla coscia sinistra, sarà meglio al Pialeral fare rifornimento non solo idrico … ma buttare giù anche qualcosa di solido onde avere qualche spiacevole sorpresa.
Riparti di corsa ci dai dentro fino in fondo, dai tutte le forze che restano, passi il rifugio Riva, l’ultimo dei rifugi e l’ultimo ristoro lungo il percorso, manca poco ormai, è fatta, sembra non finire più, ma sai che ormai sei al termine, arrivo sopra le prima case di Pasturo, oso guardare l’orologio. Però !!! Sono da poco passate le 14.00, che tempo, in anticipo rispetto all’anno scorso la gioia comincia a manifestarsi incontenibile, attraversi le viuzze del paese fino ad arrivare in basso ed ora gli ultimi metri, in salita, tanto per mettere la ciliegina sulla torta e farci soffrire fino all’ultimo !!!
Ecco che ci sono mamma e papà ad aspettarmi, sento anche che viene annunciato il mio arrivo dallo speaker. Ormai dovrei averci fatto il callo ma è sempre emozionate. Sono stanco ma felice della mia prova e soprattutto di avere nettamente migliorato il mio tempo dello scorso anno abbassandolo di quaranta minuti.
Ecco che ci sono anche lì seduti Tonino a Paolo giunti qualche minuto prima di me.
Adesso sarà dura rialzarsi per andare a fare la doccia, dopo questa fatica chi ci muove più !!!

Voglio ringraziare tutti coloro che mi conoscono che ho incontrato lungo il percorso per essere venuti a condividere questa mia fatica, in particolare gli amici del venerdì sera dal CAI Capiago per il caloroso tifo da stadio, il mio amico d’infanzia Giorgio e consorte per avermi aspettato sul Grignone, come ho già detto prima è il più bel ringraziamento per essere venuto al vostro matrimonio.

Alessio Arrigoni

Ultimi metri …

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Giro dei laghi del bitto 2008

Scritto 21 luglio 2008 da Alessio.    
Categoria:   Sport.

Ciao a tutti come mia abitudine dopo la partecipazioni ad una manifestazione agonistica vi inoltro il mio consueto racconto.

Anche se il nome può far pensare ad altro, ma esiste, per chi non lo sapesse, una sky marathon che porta lo stesso nome del celebre formaggio valtellinese.
Quella di quest’anno è la mia seconda partecipazione in preparazione ad un altro appuntamento ben più impegnativo di questo: il trofeo Scaccabarozzi.
Al contrario di quel che mi aspettavo il tempo me l’ha fatta buona regalandomi una bellissima giornata di sole.
La partenza avviene in maniera un po’ insolita con un tratto in discesa prima di iniziare a salire in quota.
La salita in quota avviene in maniera graduale salendo dapprima su una comoda strada sterrata fino a circa 6 Km, dove inizia la salita vera e propria in quota su sentiero ripido e dove veramente ci vuole cuore nel senso più completo del termine.
La gamba me la sento buona fin dall’inizio della salita, mi sento in forma, grazie anche soprattutto all’aiuto psicologico di avere già in testa il percorso.
Giunti al passo del Verrobbio inizia la vera corsa in quota, ma inizia anche il tratto più impegnativo dove la concentrazione non deve calare, il sentiero è sassoso, si attraversano pietraie e basta poco a lasciarci una caviglia.
Qualcuno dirà che siamo un po’ matti, ma è una sensazione bellissima correre in quota in mezzo alle montagne, sentirti libero di volare, quasi ad un passo dal paradiso, poter toccare il cielo con un dito, trovare la gente lungo il percorso che fa il tifo per te. Insomma per una giornata sei al centro dell’attenzione, indipendentemente se sei il primo o l’ultimo.
Personalmente è anche una liberazione a distanza di un mese dalla rovinosa caduta in allenamento ai corni di Canzo dove fortunatamente me lo sono cavata con un po’ di cuciture.
Fino ai piedi della salita del Paradisino bene o male avevo sempre avuto qualcuno a vista, ma poi qui, sulla salita più dura, dove la fatica comincia veramente a farsi sentire, non vedi più quasi nessuno, guardi avanti imperterrito, segui i segnali pensi solo a quando finirà quella salita sempre più ripida, ed intanto l’elicottero gira sopra di te, alzi la testa ed accenni un saluto al cielo, visti dall’alto siamo come delle piccole formichine.
Giunti al culmine ci attende ora una altrettanto ripida discesa verso il lago dell’Inferno.
La discesa verso valle sarà ancora lunga e sospirata perché ci sarà ancora un bel tratto in saliscendi prima di precipitare a valle. Sei solo, sempre più solo, davanti non vedi quasi nessuno,  solo gli escursionisti che incontri continuano ad incoraggiarti. Proprio ora non bisogna mollare e mantenere sempre alta la concentrazione e dare tutto quello che resta. Poi finalmente cominci a scendere bruscamente verso valle, dritto, quasi a rotolare come un sasso fino a Gerola. Attraversi la strada e poi quell’ultimo centinaio di metri in leggera salita, micidiali per mettere la ciliegina sulla torta, sembrano quasi non finire, ma c’è il pubblico a darti forza. Senti al microfono il tuo nome, stanno per annunciare il tuo arrivo, una sensazione unica, un ultimo sforzo, attraversi il ponte di legno ed è fatta. Sei felice della tua prova. Quasi lo avessero programmato c’è anche una bella fontana per rinfrescarsi.

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LA MIA ENGADIN SKI MARATHON 2008

Scritto 11 marzo 2008 da Alessio.    
Categoria:   Sport.

Ciao a tutti
come molti di voi sapranno, è già da qualche anno che la seconda domenica di Marzo ho un appuntamento fisso con la Ski Marathon dell’Engadina che quest’anno è giunta alla sua quarantesima edizione. Sperando che i miei racconti non vi annoino troppo vi auguro buona lettura.
Mi sembra quasi ieri la fine dell’estate quando partecipai al Trofeo Scaccabarozzi, o l’inizio dell’inverno quando andai a Livigno per La Sgambeda che già mi ritrovo al termine dell’inverno alla vigilia della mia quinta Ski Marathon dell’Engadina ed anche a cominciare a tirare un primo bilancio di questa stagione sciistica 2007/2008 iniziata a metà novembre, ormai agli sgoccioli per il fondo  coi gitoni di sci alpinismo alle porte.
La mia avventura engadinese questa volta ha inizio di sabato, dopo la levataccia dello scorso anno (bastano e avanzano quelle per lo sci alpinismo) ho pensato bene questa volta di cercare di avvicinarmi il giorno prima così anche da poter sondare le condizioni della pista.
Una sciata dal Maloja a Pontresina per la vigilia può bastare, coprendo il percorso della prima metà di gara.
Le condizioni della pista rivelano fin da subito che sarà una Ski Marathon molto veloce. La neve è dura e gelata, ma si vedono anche i segni del caldo della settimana precedente. Sulla pista c’è giusto il quantitativo da garantire la copertura, sui laghi addirittura c’è ne sono pochi millimetri, in alcuni punti addirittura si scia sul ghiaccio !!!
Terminato il giro di ricognizione sulla pista questa vigilia prosegue con la fase preparatoria degli sci. A Saint Moritz, presso gli stand, cercherò un posto dove farli preparare, ma i prezzi sono veramente svizzeri !!! Meglio lasciar perdere e prepararli da me.
In base alle temperature previste l’ideale è la paraffina gialla con eventualmente qualche goccia di rossa per concludere con una passata del dadino per dare una maggiore scorrevolezza.
L’indomani riparto da Chiavenna per raggiungere il Maloja. Il cielo è coperto, le montagne circostanti non si vedono, saranno nuvole basse o nuvole che preannunciano già il peggioramento previsto ?
Le nuvole saranno proprio di brutto tempo, al Maloja scenderà già del nevischio, un po’ in anticipo da come mi risultava dalle previsioni, ma “fortunatamente” sarà solo localizzato alla partenza, il cielo rimarrà per tutto il tempo nuvoloso.
Ora non si tratta altro che ripetere le solite operazioni di rito, portare gli sci in griglia e tornare indietro a cercare il camion per la consegna del sacco da recuperare all’arrivo. Effettuate queste operazioni mi ritrovo in griglia che mancano solo 10 minuti alla partenza. Interminabili, tutti i nodi vengono al pettine, ti chiedi chi te lo fa fare e se non sarebbe meglio farsi una sciata tranquilla, ma quando ripensi alle gioie ed alle soddisfazioni che si provano, sentirsi per un giorno partecipe di una manifestazione internazionale che mobilita una intera regione, quando poi ripensi a mente fredda a questi attimi tutto passa e non vedi l’ora che arrivi la prossima edizione.
Il passare del tempo viene scandito dalla voce dello speaker che ad ogni minuto ripete quanto tempo manca, siamo lì tutti pronti in trepidante attesa ed ecco che viene dato il via. Una partenza tutto sommato tranquilla in accelerazione graduale. Il fiume di gente ti trascina. Gli sci vanno che è una meraviglia, sarà la neve, la giusta preparazione, non lo so, l’importante è che scorrano bene. Ripenso agli insegnamenti presi a Livigno durante la settimana  bianca e cerco di metterli in pratica, via un bel lungo cercando di sfruttare al massimo la spinta, poi ogni tanto qualche pattinata a vuoto per cambiare la spinta di gamba e via. È fantastico mi sembra di volare. Devo anche ringraziare l’amico Gigi del consiglio che mi aveva dato alla vigilia della partenza per Livigno.
Attraverso i primi abitati e vedi li la gente ad aspettare il passaggio a tifare “eia eia” come dicono loro. Qualcuno ha anche il proprio seguito che lo incita, io immagino che sia il mio, che li ci siano i miei amici.
Passo il primo controllo cronometrico dopo 10 Km, intravedo che sono solo le 9.09, un ottimo intermedio che ti incoraggia, e non mi sembra neanche di avere già percorso quella distanza. Ora questa seconda decina di chilometri non sarà così veloce, bisogna attraversare Saint Moritz, la pista si restringe ci sono una serie di salite che inevitabilmente creano dei rallentamenti, ma il gruppo comunque procede sempre. Affronto con cautela la discesa di Pontresina, il fondo è duro, un po’ meno da spericolato dello scorso anno  dove avevo appoggiato la mano sulla rete di protezione per non finirci contro. Siamo a metà gara, c’è il traguardo della mezza maratona, ma quasi nessuno si ferma, tutti procedono verso S-Chanf. Sembra quasi di essere in autostrada con le indicazioni “halbmarathon”, “Zouz – S-Chanf”.
Ancora qualche restringimento, e poi passati davanti alla stazione della funicolare di Muottas Muragl, via veloci come il vento verso il traguardo. Mai andato così forte in questo rettilineo, quasi come i jet fermi all’aeroporto di Samedan !!!
I chilometri passano via veloci senza quasi che me ne accorga, anche gli ultimi cinque, che sono quelli che solitamente non finiscono mai perché pieni di saliscendi, specie se alle tue spalle ne hai già fatti trentasette, dove patisci le pene dell’inferno, ed invece anche questi volano. Anche negli ultimi metri cerco di guadagnare posizioni, del resto questa griglia due anni fa l’ho guadagnata sull’orlo dei centesimi !!!
Eccolo che arriva il traguardo, è fatta. Poco più avanti ti mettono la medaglietta al collo, bellissimo, guardo l’ora. Non ci credo sono solo le 10.45. Poco più di due ore, per l’esattezza 2.05.37,7. Fantastico. È un sogno, solo lo scorso anno avevo l’obiettivo di scendere sotto le due ore e mezza, adesso mi ritrovo a sognare di scendere sotto le due ore.

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La mia Sgambeda 2007

Scritto 20 dicembre 2007 da Alessio.    
Categoria:   Sport.

Ciao a tutti come molti di voi sapranno la scorsa domenica ho partecipato sulle nevi di Livigno a “La Sgambeda”. Come mia abitudine vi mando un breve racconto di questa mia esperienza.

Venerdì 14 dicembre finalmente è arrivato dopo un anno di attesa. L’inizio della mia avventura alla diciottesima edizione de “La Sgambeda”.

Quest’anno a differenza dello scorso anno la neve non si è fatta attendere ed anche il clima è decisamente più consono con la stagione. Il paesaggio si presenta in tutta la sua veste invernale ricoperto di un candido manto nevoso.

Con un giorno in più a disposizione ho modo di vivere nel pieno la manifestazione e di poter studiare al meglio il percorso e le condizioni della neve.

Arrivato a Livigno balzano subito all’occhio i numerosi fondisti che visti dall’alto appaiono come puntini. La giornata è splendida e nonostante i -15 gradi fremo dalla voglia di andare a farmi una sciata, di vedere da subito come potrà essere questa Sgambeda 2007.

Per quest’oggi preferisco fare un giro di ricognizione con gli sci da allenamento.

Il manto nevoso si presenta fin da subito con caratteristiche tipicamente invernali, con la neve che scricchiola ogni volta che infili il bastoncino, e mi rendo anche conto che non sarà una gara veloce. Le condizioni della pista sono comunque ottime.

Dopo questo primo giro di ricognizione la mia prima preoccupazione è di trovare una paraffina adeguata a queste temperature così rigide. Anche io nel mio piccolo voglio avere uno sci preparato al meglio.

L’indomani, giorno della vigilia, la giornata è ancora splendida, ma le temperature sono ancora più basse, siamo a -20. Sulla macchina pare abbia fatto una spolverata di neve, ben un centimetro di brina !!!

Alle 10.00 scendo in pista per gli ultimi ritocchi che precedono la gara, il sole non ha ancora accarezzato coi suoi raggi la pista ed il principale avversario quest’anno sarà prima di tutti il freddo.

Arriva domenica mattina, secondo le previsioni le temperature dovrebbero essere ancora più basse rispetto al giorno precedente, infatti alle nove verrà registrato un bel -23.

Nonostante il freddo voglio comunque arrivare per tempo a cercare di prendere un posto in prima fila in griglia. Alle 9.30 esco dall’albergo per recarmi allo stadio del fondo ove alle 11.00 prenderà il via la diciottesima edizione de “La Sgambeda”. Gli sci sono preparati a dovere, grazie al maestro e compagno di avventura Luigi.

Quest’anno, visti i risultati della scorsa stagione, mi sono posto l’obiettivo di scendere al di sotto delle due ore e mezza, ma nello sci di fondo non è solo l’allenamento a contare, ci sono anche i fattori meteo e neve ad influenzare il risultato.

Faccio un giro della piana prima di mettere al loro posto gli sci. La neve non mi sembra molto veloce, mah speriamo in bene …

Entro nella mia griglia, di sci c’è né sono ancora ben pochi, incredibilmente in prima fila c’è ancora posto, il freddo ha fermato parecchi ancora in albergo, “meglio così” mi dico.

Tutto è pronto, manca ancora un’ora buona al via, meglio aspettare al bar … al caldo …

L’ora fatidica si avvicina, è ora di uscire alla scoperto, qualche foto con Gigi prima di prendere posto. Anche il sole è arrivato a scaldare l’atmosfera che in questi attimi si sta facendo rovente.

I minuti passano interminabili, nell’attesa cerchi di scaldarti saltellando, manca poco, ora gli sci sono ai piedi, le braccia protese in avanti per dare la prima spinta, cala un silenzio spettrale prima del botto del cannone, l’adrenalina sale e via. È partita “La mia Sgambeda 2007”.

Il ritmo di gara è fin da subito molto elevato, le pulsazioni ti vanno a mille, è dura tenere il ritmo, soprattutto ora che la respirazione si fa più intensa e l’aria gelida ti penetra nei polmoni.

Dopo il giro di boa riesco a rompere il fiatone iniziale ed a prendere il mio ritmo.

Le condizioni della pista sono come quelle del giorno precedente, con tratti scorrevoli alternati a tratti meno scorrevoli.

Il tratto verso l’hotel Forcola è ancora in ombra, è quasi ancora notte, una fredda notte. Dopo dodici chilometri inizia il ritorno verso Livigno, la pendenza è a favore gli sci scorrono, ma c’è anche il tratto più difficile della gara, una successione di cinque salite prima di giungere nella piana del centro fondo a concludere il primo giro.

Passi sotto il traguardo cerchi di carpire dalla voce dello speaker quanto sei distante dalla testa della gara, ma ecco che quando arrivo all’altezza del venticinquesimo chilometri vedo il gruppo di testa procedere nell’altro senso, paiono delle auto in corsa …

Io invece mi trovo quasi solo, sembra che siano tutti spariti, il gruppo ormai è molto sfilacciato, la fatica comincia a sentirsi ma tu continui a procedere a testa bassa.

Penso solo a concludere la mia prova, a quell’ultima salita che porta alla piana, breve ma ripida, in contropendenza, dopo trentasei chilometri.

Ad ogni cartello fai il conto di quanto chilometri mancano, pochi e tanti nello stesso tempo, dai sfogo alle ultime energie che rimangono, il traguardo si avvicina sempre più, esci dal sottopasso, vedi lo striscione dell’arrivo, il cartello cento metri, passi il traguardo, sei felice di avere concluso la tua prova, guardo il tempo 2.48.15.2. Un pizzico di delusione aleggia in me, volevo scendere sotto le due ore e trenta, ma sono ugualmente contento, quest’anno è stata più dura del previsto, sono stremato so di avere dato il massimo e questo è quello che conta.

Adesso mi attende a marzo la Ski marathon dell’Engadina ancora più motivato.

Auguri di buon natale e felice anno nuovo a tutti voi ed alle vostre famiglie.

Alessio

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